Principi base della Coppettazione

 Cenni storici della Coppettazione e panoramica sulla medicina antica

Quando si parla di medicina antica, è necessario prendere le distanze dal modo in cui oggi viene concepito il mondo della salute.

Infatti, nell’epoca attuale, l’ultra-specializzazione e l’indagine della patologia sono alla base della conoscenza medica moderna e rappresentano il perno intorno al quale ruota la salute stessa; questo risulta essere un paradosso poiché non è possibile osservare e comprendere la salute dell’individuo senza conoscere il suo stile di vita, cioè le sue abitudini, il luogo dove abita, dove lavora, se fa o meno esercizio fisico, quale regime alimentare segue, in definitiva, quindi, senza fare un’analisi più ampia e generale che tuttavia non si sostituisce a quella specialistica, bensì la completa in un’ottica di medicina integrata sia nel modello di osservazione che negli strumenti a disposizione.

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Proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto, l’indicazione di una medicina integrata viene caldamente proposta dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità con un testo del 2014, presentato in Cina, dove emergono nuove raccomandazioni per un forte rilancio scientifico, nel decennio a venire, delle medicine tradizionali e complementari.

In virtù di questa opportuna proposta dell’OMS è giusto ricordare che ciò che per la cultura occidentale è considerato convenzionale, in altre parti del mondo può essere considerato complementare e viceversa; questo in virtù delle differenti storie e delle diverse concezioni filosofiche con cui si è guardato al corpo umano.

Ovviamente, gli antichi non potevano fare leva, nel campo delle conoscenze mediche e della salute in genere, sulle conoscenze scientifiche attuali e quindi su una comprensione del corpo che potesse scaturire da dati oggettivi e incontrovertibili.

La storia della medicina  parla sì di credenze, di rituali magici (che oggi è facile considerare delle assurdità, senza tuttavia comprenderne del tutto l’origine e il significato), ma parla anche di una raffinata capacità di osservazione dell’individuo, dei suoi comportamenti, delle sue emozioni (quindi del livello di stress a cui è sottoposto) e dei segni (semeiotica), come il colore e la forma della lingua, l’esame del polso, il tono della voce, la costituzione fisica e così via.

A puro titolo di esempio, si riporta un’interessante analogia fra il modo di esprimersi di Renè Descartes (Cartesio) e le nuove conoscenze scientifiche.

Quegli elementi che oggi vengono definiti dalla moderna ricerca neurotrasmettitori, il filosofo francese li definiva “spiriti animali”, e ne L’uomo li descrive come “le componenti più rarefatte e veloci del sangue che dal cuore arriva al cervello”. <<I ventricoli non sono sede delle virtus (virtù sensitiva, immaginativa, cogitativa e memorativa, secondo la versione scolastica in auge fino ai tempi di Cartesio), bensì luogo di raccolta degli spiriti animali, da dove poi penetrano nel tessuto nervoso e da qui ai nervi, fino a giungere ai muscoli, che vengono attivati (gonfiati) da loro (…). È una metafora che richiama da vicino i neurotrasmettitori e il ruolo di comunicazione che hanno all’interno del sistema nervoso e tra esso e gli altri apparati.>>

È interessante notare che, come fino ai tempi di Cartesio il cuore era considerato la sede dell’anima, anche nella cultura medica cinese il cuore è considerato la sede dello Shen, ovvero l’insieme di tutte le facoltà psichiche e spirituali dell’individuo. Un’analogia interessante che ci porta ad osservare come gli esseri umani antichi convergessero nelle loro osservazioni nonostante la lontananza fra le diverse culture.

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Nel mondo Occidentale, soprattutto in era medievale, si sono trovati a convivere un forte aspetto monoteistico e un concetto di corpo fortemente demonizzato, successivamente condizionato dal pensiero dualistico cartesiano (“rex cogitans” e “rex extensa”) e newtoniano e di tutte quelle scoperte “materialiste” vissute nell’era della “Ville lumiere”. Questo ha portato non solo a tenere separate corpo e mente ma allo stesso tempo il corpo è divenuto una macchina alla quale bastava cambiare dei pezzi, qualora ce ne fosse stato bisogno.

Proprio così diceva il “médecin-philosophe Julien Offroy de La Mettrie (1709-1751), il quale descriveva ogni attività de L’homme machine  nell’opera omonima: di quest'<<uomo macchina>>, l’anima, secondo La Mettrie, <<non è che un termine vano>>: l’uomo è fatto di parti solide, di umori fluidi, di spiriti aerei, congegnati in una organisation méchanique simile a quella di un orologio, che funziona bene se caricato e ricaricato a dovere e che funziona male se gli ingranaggi si guastano. Gli stati mentali e razionali dell’uomo, già ritenuti patrimonio dell’anima, non sono altro che effetti o epifenomeni di condizioni organico-meccaniche, fisico-somatiche, psico-fisiche, e, in quanto tali, dipendenti dai cibi, dalle droghe, dalle malattie, dall’età.

Il medico è come l’orologiaio, che ripara i guasti perchè conosce la macchina”. E la mente? Era anch’essa una macchina razionale (“cogito ergo sum”) che poteva comprendere la vita circostante analizzando in maniera statistica e analitica il mondo fenomenico, escludendo pertanto le emozioni viste come fonte di disturbo all’elaborazione del pensiero.

In Oriente non c’è mai stato questo aspetto monoteistico così radicato (esiste un sé interiore, superiore) e staccato dal corpo. Il corpo, anzi, è sempre stato un mezzo attraverso il quale si poteva  tentare di indagare la Verità ultima. Questo vale soprattutto per lo Yoga e la cultura indiana, probabilmente, anche attenendosi alla letteratura, la cultura più antica.

L’arte dell’osservazione è talmente importante che, secondo la concezione medica dell’antico Egitto, <<l’essenza della malattia, colta nella diagnosi, si basa non sui fenomeni, sulla fenomenologia dei sintomi e segni morbosi (sintomatologia e semeiotica), ma unicamente sullo sguardo, quello che sarà detto, in un futuro molto lontano, occhio clinico>> e << la prima diagnosi della malattia viene dall’osservare il paziente negli occhi>>.

In questo contesto la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha molto da insegnare: infatti, già duemila anni fa, i cinesi avevano compreso che è più facile mantenere in equilibro un organismo che curarlo quando è già in disequilibrio.

Il concetto di equilibrio va visto in una condizione dinamica e non statica, pertanto il concetto secondo cui si è sempre mossa la MTC, e più in generale la medicina antica, è quello di poter riequilibrare l’organismo quando i segni di squilibrio non si sono ancora trasformati e manifestati in malattia vera e propria: a tutti gli effetti una medicina ed, ancor prima, un concetto basati sul fatto che prevenire è meglio che curare.

 

La parte terapeutica della MTC ha tanti strumenti: l’agopuntura, la moxibustione, la Coppettazione o Coppetage, il massaggio cinese (Tui – Na che significa “spingere e sollevare”). Tutti questi strumenti si basano sul sistema dei meridiani e dei punti che connettono l’esterno del corpo con l’interno e sui quali intervengono, consentendo di attuare azioni di regolazione.

 

Tali modelli di intervento sono riassumibili in 3 grandi categorie:

1.Tecniche interne: farmacologia e dietetica;

2.Tecniche esterne: agopuntura, Tui-na e tecniche associate (guasha, coppettazione o Cupping Therapy, moxibustione, martelletto… );

3.Tecniche né interne né esterne: Taijiquan e Qi Gong

 

La coppettazione rappresenta pertanto una modalità di intervento esterno che si applica sulla cute, attraverso varie modalità che verranno illustrate più avanti, al fine di ripristinare una più funzionale circolazione dell’energia e dei fluidi corporei, aiutando a sedare il dolore.

Un’altra straordinaria ed interessante corrispondenza con la medicina antica riguarda l’eziologia, aspetto questo da comprendere in virtù del riequilibrio energetico – funzionale che l’operatore andrà a svolgere. L’antica civiltà egiziana ha trasmesso a quella greca la distinzione tra malattie interne ed esterne, le prime inaccessibili ai sensi, le seconde accessibili e valutabili; la stessa distinzione esiste in Cina dove le cause di malattia sono anche qui divise in interne ed esterne.

Cause interne sono considerate le sette emozioni (gioia, preoccupazione, tristezza, rimuginazione, paura, shock, collera) quando queste sono intense, prolungate e non manifeste, mentre cause esterne sono considerati i 6 eccessi (fattori climatici quali il vento, il freddo, il calore estivo, l’umidità, la secchezza, il fuoco) quando anche questi sono in eccesso assoluto o relativo, cioè in presenza di una debolezza dell’energia difensiva (wei qi).

In definitiva la medicina antica considera l’individuo nella sua totalità corpo – mente in accordo con le più recenti ricerche scientifiche. <<Dobbiamo abbandonare quello sguardo dell’anatomista che, da secoli, taglia e separa l’organismo umano in compartimenti, edificando discipline scientifiche e pratiche cliniche non comunicanti tra loro>.

Alla luce di queste forti analogie è necessario quindi riconsiderare lo schema che vedrebbe la medicina greca improntata sul razionalismo e la medicina cinese su un concetto di spiritualismo magico. In realtà entrambe sembrano mostrare una straordinaria assonanza nell’osservazione dell’individuo che non può essere separato dall’ambiente.

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